Chè si veglia finchè si ha voglia di:
bere
scopare
mangiare
dormire
I controsensi son d'obbligo. Noblesse oblige.
Oh mio sospiro, oh palpito
Diletto del cor mio
Le mie colle tue lagrime
Confondere degg'io
Ma più che mai, deh, credilo / nostr'anime
M'è d'uopo di costanza
Ah tutta la speranza
Non chiudere il tuo cuor.
Fotografie non ancora scattate parlano di un amore nascosto e sommesso, domande successive a stupide risposte che non intendevano nulla, ma ci si casca lo stesso.
La curiosità è la virtù dei futuri furbi e degli attuali intellingenti, secondo quanto Mamma Società ci insegna. Spegnere una luce può essere metafora di fine giornata, di fine lavoro, di fine rapporto, come della vita.
Ma quanto è scontata certa gente?
*Segna: troppe "fini"*
Barlumi di luce da parco giochi mi si parano innanzi. E' la felicità che paragono a quella provata da bambino, che bramo da lustri, che voglio vivere e non riesco ad affrontare.
*Segna: troppi "che"*
Hai un problema? Liberatene... Fidati. Te lo dice un saggio (no, non io). La semplicità è la forza di qualcuno che il vostro amato corrispondente non riesce a definire. La saggezza è solo ciò che ha incasinato un sacco di persone.
*Segna: troppa "saggezza"*
Chapeau. (sto francese ha rotto il cazzo)
Io scrivo perchè mi baso sulle immagini che una musica mi trasmette, pure se non capisco un cazzo di ciò di cui parli il testo.
E la cosa più interessante è che, pur basandomi sulle note, scrivo tutto l'opposto di quanto riescano - a tratti - a trasmettermi.
Insomma, alzate i tacchi e fuori di qui.
Fuori pioveva, in Luglio. L'estate ci aveva salutati nel 2008 e probabilmente aveva trovato un lavoretto in qualche paese situato a sud del globo terracqueo per mettere di lato qualcosa e tornare nel 2010.
Glauco osservava l'acqua, Alessio le nuvole, Semyon era morto e prima di seppellirlo gli autoctoni avevano organizzato una danza attorno al suo cadavere, sporco di fango, ciucciato dai vermi e da qualche viandante di passaggio con tendenze poco chiare.
Ubriachi e troppo stanchi per poter scavare la fossa lo deposero orizzontalmente sul pavimento in attesa che i marabù completassero l'opera o che la terra lo inghiottisse. Era già accaduto in passato.
F. si grattava, L. rideva, M. piangeva, C. faceva lo zozzone con una zozza grassona putrida, un pò morta anche lei. Il rischio era che dopo la penetrazione rimanessero reciprocamente incastrati nel putridume.
Non mi piace usare la radice "reciproc" in questi ambiti.
La banda musicale intonò una musica gitana, secondo testamento scritto col piscio misto sangue dell'ultima ora agonizzante di quella vita inosservata, silenziosa e sudicia.
Lussuria, la ricerca di una verità differente, bottiglie vuote e rotte, pagine bruciate, sigarette, strumenti, nazioni, l'acqua e le stelle, l'odore di una donna, i capelli (i SUOI e i suoi).
Vita scandita da inezie. La più rilevante dimostrazione di intelligenza mai posseduta da un essere vivente sta nel puntare in basso.
Buio pesto, qui.
Il rumore di sottofondo non è dei più incoraggianti. Non è come quando stavi dentro il pancino di mamma, sguazzando nella placenta, incurante di ciò che ti circonda - tanto son loro gli sfigati, io me ne sto qui a sollazzarmi -.
Otto ore, ottore, Dottore, dottrina, Trinacria.
Venezia.
Complice il frastuono, ci sentiamo come in un mare molto profondo con tanti pesciolini (e tanti fiori di lillà) che ti rompono le palle e ti girano attorno, qualcuno prova pure ad attaccarti, dandoti quei colpetti con la bocca che personalmente mi fanno meditare vendetta. Ne riparliamo quando ti avrò davanti, ben cucinato e condito, pescetto di merda.
Alla faccia di Nemo e Sebastian.
A FONDO
A FONDO
A FONDO
(spudoratamente copiata)
... necessitiamo di sofferenze, notti insonni, amori dolci e contrastanti, ovvietà, politica di merda ed ogni tanto una vacanza.
Altrimenti vedi come aumenta il tasso dei suicidi.
Un'interlinea ... Sottile quanto vuoi, ma indispensabile. Senza quello non ci capisci un cazzo.
Ti svegli una mattina e le prime avvisaglie del freddo in arrivo minacciano le estremità delle tue membra già prima di alzarti, ma non importa: sarà una giornata perfetta!
Lo senti dentro, il buonumore così difficile da scacciar via, attaccato come una cozza allo scoglio ancor più che come una zecca ai coglioni non ti molla. Ti vuole bene, il buonumore.
E così ti lavi, ti vesti e in dieci minuti e dodici secondi sei fuori di casa, in barba a quella brezzolina leggera che adesso, con gli abiti pesanti indosso, ti fa sorridere...
Entri al bar e ordini una, anzi no, due brioches al cioccolato e un cappuccino, anche se di solito bevi solo un espresso in velocità, ma sarà una giornata perfetta. E crepi l'avarizia.
C'è anche una bella donna lì che ti guarda rapita dal magnetismo che quel dì sembri emanare come se non dovesse mai cessare nel tuo Io più profondo.
Addenti il primo morso del croissant, bevi un sorso della schiumosa bevanda (mmmh, che buona!) e all'improvviso, neanche qualcuno se ne fosse accorto, la nuvola di Fantozzi piomba su di te e tutti giù a ridere perchè tu sei tutto bagnato e loro no. Così, come se non bastasse, una crepa si apre sul pavimento. Te ne accorgi, salti indietro, ma non avevi sentito quella che poco prima si era aperta proprio lì dove stavi per poggiare i piedini, furbetto. Così vieni inghiottito e muori. Pensando a che giornata perfetta sarebbe potuta essere.
Starsene da solo a casa bevendo un gin tonic è un po' triste, lo ammetto.
Fu la scelta sbagliata.
In cuor suo ne era a conoscenza, ma non volle credergli. La routine lo annoiava, anche se ciò che adesso gli si presentava davanti non era tanto differente dal solito. Una città sorda, piena di alcool e di persone. Di merda e di piccioni.
Riusciva a malapena a piazzare un piede davanti l'altro, più velocemente possibile per arrivare a casa. Di corsa. E' gennaio e si gela là fuori
(per inciso, so bene di essere passato dal passato al presente. Riprendo questa parentesi da un'illustre scrittore. Sono disposto ad essere accusato di plagio. Per la cronaca, adesso passerò anche alla prima persona)
Ricordo le luci sugli alberi in piazza. Azzurre. Fredde. Mi riportano alla memoria colori più caldi dentro una casa che mi ha visto suo fino alle 8 del mattino del giorno della nascita di un brav'uomo - come lo definirebbe un noto cantautore.
Poi mi ha odiato, mi ha ripudiato e mi ha catapultato tra le mura fredde di un altro luogo. Casa mia, si direbbe.
Non lo è mai stata. Costringersi a dormire sul divano, vestiti, tv accesa senza volume per non svegliare gli altri vuol dire rifiugio, non casa.
E' proprio vero che i blog sono il rifugio dei poverini. Il secondo, per me. Senza offesa, per voi.
Vita nuova, dicono. Meglio così.
E se mi fosse andata bene la vecchia? Almeno per un pò, intendo. Poi mi sarei stancato e tutto sarebbe andato meglio. Il menefreghismo è la virtù dei forti. I poverini scrivono sui blog di tristezza, malinconia, mancanze, giornate frenetiche, gente antipatica.
Quegli altri hanno il mondo ai loro piedi e di una galassia sotterranea di poverini ne conoscono a malapena l'esistenza e ne ridono.
Mi trovo lontano da casa mia, ottimamente inserito in quella che oramai è diventata la MIA città. Gli studi sono agli sgoccioli, il lavoro aumenta e ho appena ricevuto altre proposte.
Una persona stasera ha parlato di me davanti ad uno dei gran capi come uno capace di fare il bello e il cattivo tempo durante le serate e mi sono sentito orgoglioso e gli sono stato grato.
Non me ne frega un cazzo di queste cose. E' l'unico problema.
Altrimenti non avrei un blog da aggiornare ogni tre mesi.
E' un mare pieno di palline morbide, quello in cui nuotiamo. Comodo, ma ci sarebbe di meglio.
Il problema è che ci si accontenta, anche se non vedo il motivo per cui proprio io dovrei star qui a disquisirne.
Non amo scrivere del mondo e della vita. Generalizzare è inutile. Chi legge - guarda che coincidenza - si reputa sempre al di fuori del target descritto. Almeno io. E anche in questo ho appena generalizzato, contraddicendomi subito dopo, quindi evitiamo.
Mettiamo su piuttosto un pò di rumba, creiamo un'atmosfera da divano, stendiamoci, luce soffusa ed evitiamo il vino che adesso mi darebbe un pò alla testa e se ce l'abbiamo apriamo una birra.
Io non ce l'ho, per inciso.
Il gatto sulle gambe a far le fusa è appannaggio di pochi e io, "pochi", modestamente lo sono. Lo nacqui, perfino.
Fornelli occupano le poltrone, letti intasano i retri delle porte, pacchetti vuoti di sigarette gettati ovunque, cellulari che suonano come in ogni casa.
Questa dimora è un delirio.
E delirando è giusto che si concluda questa cazzata.
Salute.
A volte riesco anche a dare un senso a ciò che scrivo. Non sempre però, attenzione.
Perchè quando stai in bilico, in mezzo ad una confusione mentale che ti attanaglia e che ti lascia addormentare a fatica, hai pure il diritto di scazzarti e aver voglia di mandare tutto a fare in culo.
Se non l'ho ancora fatto c'è un motivo. Almeno credo. Almeno spero.
...Ancora qualche giorno, poi si ricomincia con sto purgante.
Ci sono luoghi che è bello ricordare perchè ci passavi da bambino, quando il mondo era caldo e tuo padre viveva con te esperienze che ti faranno sorridere per tutta la vita e ti daranno da pensare che in fondo non sei stato poi così sfortunato e triste come credi valga la pena etichettarti.
Luoghi in cui è bello andare ancora oggi, perchè è accaduto qualcosa di bello lì, recentemente. O perchè ci trovi spesso quella ragazza carina o quel tuo amico con cui ti diverti e che all'occasione sa ascoltarti. E aspetti che lì, in quel posto, avvenga qualcosa che si possa imprimere definitivamente nella tua memoria, così quando sarai più in là negli anni e magari non ci tornerai più, potrai continuare a mantenere il sorriso che ti è nato sugli angoli della bocca fin da quando avevi iniziato a pensare alle tua infanzia.
La maggior parte dei luoghi a questo mondo non li hai ancora visti, nè probabilmente li vedrai mai.
Immagino quanta vita si perda in ogni secondo, in qualunque posto, senza che ci sia la possibilità di unire le mani e attingere, restando inermi, con incosciente rassegnazione.
Aspettando.
Cos'è che ancora una volta mi sta portando lontano da qui?